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Che la tua medicina sia il cibo, e che gli alimenti siano la tua medicina.

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Pensieri sull'alimentazione...Dott.ssa Serra Vincenza

Che la tua medicina sia il cibo, e che gli alimenti siano la tua medicina.

Ippocrate

Il termine ‚Äúdieta‚ÄĚ √® spesso sinonimo di regime dimagrante, ipocalorico: la parola dieta assume quindi il significato di privazione, sacrificio, digiuno; ma quanto √® giusto e quanto possibile seguire un regime dietetico che privi l'uomo di una grande parte di alimenti. E se √® vero che non di solo pane vive l'uomo, allora √® ingiustificato ridurre il nutrirsi ad un gesto meccanico e calcolato. Nutrirsi non √® solo alimentarsi. L'atto del nutrirsi contiene l'idea di convivialit√†, gestualit√†, relazioni sociali, appagamento e soddisfacimento dei sensi.

 

E' corretto allora ridurre o addiritura abolire dalla dieta quotidiana alcuni alimenti e per quanto ?.

Incrontro molti pazienti che affermano di aver eliminato dalla propria alimentazione pane e pasta perché fanno ingrassare. Tuttavia, alla domanda: " ma per quanto tempo pensi di poter fare a meno di pasta e pane, rispondono " per un po’, non certo per tutta la vita".

Per la nostra cultura mangiare non √® solo introdurre del cibo, masticarlo e aspettare che stomaco e intestino facciano il resto, ma √® assaporare, gustare, rispolverare e mantenere le vecchie tradizioni. Ed allora, non sarebbe pi√Ļ corretto intendere il termine dieta come ‚Äúregime di vita‚ÄĚ e quindi alimentazione corretta, razionale e personalizzata in base alle proprie esigenze; imparare a scegliere e decidere di seguire, pi√Ļ che un regime restrittivo, uno equilibrato.

Perché veniamo presi dall'ansia e dalla fretta di dimagrire, quando, magari, per anni siamo stati in sovrappeso? Non è meglio rendere chiaro a sé stessi che l’aspetto fondamentale è quello di cambiare le proprie abitudini di vita; è solo quando  la terapia viene basata sul cambiamento radicale e costante di quelle abitudini alimentari alla base del sovrappeso stesso che risulta possibile ottenere risultati concreti.

Diamoci tutto il tempo di cui abbiamo bisogno per decidere di cambiare, per decidere di abbracciare uno stile pi√Ļ equilibrato e salutare. Solo percorrendo questa via ci assicureremo un risultato a lunga distanza che ci esimer√† dal ringrassare.

Ma cosa significa cambiare e cosa stile equlibrato e salutare?

Cambiare significa decidere di modificare gli errori alimentari poco per volta, senza fretta, metabolizzando a poco a poco questi cambiamenti,imparando a mangiare in maniera varia, equilibrata, bilanciata, senza eccessive restrizioni.

Possiamo abituarci, pertanto, a consumare il dolce il fine settimana o il formaggio una o due come secondo piatto, ma non possiamo immaginare di bandirli completamente E, al contempo, che senso avrebbe eliminare tali alimenti per un arco di tempo ristretto, perdendo qualche kg di peso se poi, reintroducendoli ci portano nuovamente a riguadagnarli? E' come costruire per demolire; abbiamo solo consumato energie, tradito la nostra illusione e abbassato la nostra autostima. Perché ci puniamo continuamente chiedendoci traguardi impossibili? Contribuiamo ad innescare un circolo vizioso verso il baratro perché la repressione o la privazione portano ad attuare controreazioni piuttosto che a perseguire l'obbiettivo.

Perchè non decidiamo di avere pazienza e fiducia  affinchè i cambiamenti possano avvenire.

Non credo nelle diete miracolose, rapide, di tendenza dove rigidità e staticità la fanno da padrone, la dieta deve essere facile, soft, dare la possibilità di decidere e sceglire. Ci deve guidare, non limitare.

Iniziamo a perdere peso riducendo le porzioni senza saltare i pasti o concentrando le calorie nel pasto della sera; non togliamoci il piacere della pasta o del pane, conteniamone le quantità, non eliminiamo il dolce se apparteniamo alla categoria dei "golosi", scegliamo delle alternative meno caloriche e di consumarlo con frequenza limitata, non eliminiamo l'olio, riduciamo il quantitativo giornaliero, iniziando a rivalutare gli aromi, le spezie, le erbe, i vari tipi di aceto che ci permettono esaltare il gusto delle pietanze.

E' meglio una porzione di un semplice dolce o della frutta con gelato una o due volte la settimana, piuttosto che resistere alle tentazioni per poi finire, in preda alla disperazione, per mangiare una torta intera. Così, rompiamo l'incantesimo creando un senso di disagio, colpa, frustazione.

Cambiare comporta fatica, è necessario esserne coscienti per decidere.

Sile di vita sano significa riduzione, non abolizione dei cibi, scelta e sostituzione dei cibi pi√Ļ calorici con quelli a minore calorie, non saltare i pasti (la fame non ci aiuta a ragionare e a scegliere consapevolmenet), fare attivit√† sportiv o vita attiva.

E' sufficiente iniziare da piccoli cambiamenti: prendere le scale anziché l'ascensore, camminare a passo sostenuto piuttosto che usare l'auto per andare ad un Km di distanza, dedicare parte del fine settimana per stare all'aperto e praticare attività sportiva.

Perché dovremmo pensare alla dieta come un insieme di cibi, quando troppo spesso utilizziamo il cibo per comunicare?

Non è forse vero che le nostre mamme ci preparano il pranzo domenicale per esprimerci il loro affetto, il senso di famiglia e di unione; che noi stessi prepariamo la cenetta al nostro cognuge, fidanzato, amico per cominicare amore ed affetto? Il cibo non è solo carburante, ma un mezzo di comunicazione. Non è impossibile dimagrire ma lo diventa se non decidiamo di modificare tale cominicazione.

Possiamo iniziare a pensare con pi√Ļ fantasia: quanti dessert possiamo preparare utilizzando la frutta o lo yogurt al posto delle creme o delle torte, e quanti antipasti con la verdura? Impariamo a sfruttare i colori del cibo per comunicare il nostro piacere di stare a tavola con accuratezza senza penalizzare il conto calorico.

Mangiare è anche stare con le persone a cui teniamo,pertanto pranzare non è solo nutrirsi ma anche parlare. Si può raggiungere un alto grado di appagamento assaggiando normali porzioni di cibo o sorseggiando piccoli volumi di vino,  è solo una questione di abitudine.

Quanta fame c'è quando mangiamo e quanta bramosia?

Quanto ascoltiamo il nostro corpo e quanto la nostra mente?

 

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